mercoledì 17 gennaio 2018

Ma dov'è finita la sicurezza e salute sul lavoro?

La tragedia dei 3 morti sul lavoro a Milano ha portato più o meno ai soliti commenti. In questo caso lo spazio dato all'evento è stato ed è grande, ma se ci fate caso quello spazio corrispondente ad un "dovere istituzionale" che la RAI ha dedicato in passato ai morti sul lavoro si è ridotto molto.
Si possono cercare colpe della RAI, ma più onestamente dobbiamo dirci che è il lavoro a non avere più un peso ed un significato. Quantomeno nella cronaca. E nella politica.
Nessuno vuole sentire notizie di morti sul lavoro, oggi come 50 anni fa.
Ma oggi c'è poca disponibilità a riflettere. Molti preferiscono espellere la notizia. E così i più hanno il pudore di non parlare di "fatalità" o "colpa del lavoratore". E in questo l'Italia è un Paese più avanzato di gran parte dei "Paesi avanzati".
Ma quasi sempre i commenti sono di impotenza o di richiesta di più controlli.
Il disorientamento è così grande che molti chiedono "più controlli dell'Ispettorato del Lavoro", anche grazie a dichiarazioni ministeriali che tirano acqua a qualche mulino, ma sicuramente non al mulino della prevenzione.  
Eppure con la riforma sanitaria del 23 dicembre 1978 le funzioni per la sicurezza e la
salute sul lavoro, comprese (ma non solo) la vigilanza e controllo sono passate al Servizio Sanitario Nazionale (passaggio avvenuto il 30 giugno 1981).
Dobbiamo dire che i risultati sono stati grandi e le condizioni di sicurezza sul lavoro non sono in alcun modo confrontabili a quelle di 40 anni fa (ed ancor più con le condizioni degli anni '60)
Ed anche i rischi per la salute sono assolutamente ridotti rispetto a quell'epoca.
I rischi di infortunio oggi sono differenti e le malattie professionali sono cambiate e per certi versi più insidiose.
Dire che le cose vanno meglio che in passato non vuol dire che le cose vadano bene. Neppure lontanamente bene...
Ma è necessario dirlo, altrimenti si rischia di buttare il bambino con l'acqua sporca.
Le cose vanno meglio per una serie di motivi e per l'impegno di una serie di soggetti.
La politica fece scelte corrette oltre che coraggiose
In sostanza ascoltò quello che i diretti interessati chiedevano e face in modo che le funzioni pubbliche di prevenzione fossero più vicine ai luoghi di lavoro.
Ma a monte ci fu (prima e dopo) l'impegno dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. E se oggi  pensiamo che questo impegno sia minore, dobbiamo in primo luogo chiederci perché.
Ma non ci si può negare che c'è stato anche l'impegno di molte aziende, alcune per sensibilità, alcune perché convinte dai lavoratori, alcune perché costrette.
Ma, più in generale c'è stata attenzione da parte della società. E c'è stato l'impegno di (parte) della Magistratura. Sia pure a pelle di leopardo, anche l'Università ha dato importanti contributi. 
Più critico sarebbe il discorso sui professionisti della prevenzione, mondo che sembra avere più ombre che luci, quantomeno da quando le normative europee hanno creato un enorme business.
Ma, avendoci speso una vita lavorativa, permettetemi di spezzare una lancia a favore dei Servizi pubblici di prevenzione per la sicurezza e la salute sul lavoro (SPreSAL).
Questi Servizi per molti anni hanno saputo mixare sapientemente conoscenze tecniche, capacità di ascolto, curiosità,costruzione di reti di relazione, produzione e socializzazione di conoscenze e molte altre cose.
Ma in molte zone questo modello è in crisi. 
E' in crisi per il taglio delle risorse e, quantomeno in Piemonte (ma non solo) per offerte di aggiornamento professionale quantomeno inadeguate.
Ma anche la mancanza di attenzione ed il contesto sociale hanno contribuito ad impoverire l'azione di questi Servizi.
La stessa "aziendalizzazione" del SSN ha contribuito ad affossare le esperienze positive, con la ricerca ossessiva degli out-put invece che degli out-come (tradotto in parole semplici, con la richiesta di prestazioni invece che di risultati in termini di sicurezza e salute).
La disattenzione delle direzioni delle ASL ha impoverito i Servizi di prevenzione. Ma la "Politica", pur informata, non ha ritenuto di prevedere funzioni vicarianti delle Regioni e, se necessario, dello Stato.
Insomma, oggi è sempre più concreto il rischio che gli SPreSAL entrino nei luoghi di lavoro dalla "porta dell'ottemperanza" invece che dalla "porta di rischi".
Guardando da lontano si può credere che "se le norme sono rispettate i rischi sono assenti o almeno piccoli"
In realtà non è così. Il contenimento dei rischi non dipende solo dalla realizzazione di tante singole cose, ma dipende dal rapporto tra le azioni che vengono messe in atto.
Si potrebbe andare avanti a lungo, ma un post ha  i suoi limiti  
La domanda quindi è "Ma cosa ci propongono i partiti che si presentano alle elezioni del 4 marzo relativamente alla sicurezza e salute sul lavoro?".
Al momento il quadro è sconfortante, ma come al solito sono pieno di speranza 

Carlo

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