venerdì 13 marzo 2020


Coronavirus e lavoro
Il Governo per ora ha scelto di non sospendere le attività produttive a causa dell’epidemia di Coronavirus.
Quanto ciò risponda a esigenze aziendali e/o corrisponda anche ad interesse dei dipendenti è un tema complesso e il dibattito, anche sui media, si sviluppa più su un piano etico che su un piano pratico.
Sicuramente le imprese non possono nascondersi dietro un dito ed attuare misure di tutela della salute dei lavoratori parziali.
La prevenzione dei rischi di contagio da Coronavirus richiede misure organizzative che fino a prova contraria possono essere applicate in tutti i luoghi di lavoro. I DPI necessari sono comunque disponibili in molti ambienti produttivi.
Proviamo quindi a riflettere su cosa è necessario fare per il Coronavirus in assenza per evitare i rischi di contagio da Coronavirus ( o per ridurli a quelli della popolazione generale), in assenza di sospensione delle attività produttive:
1) Informazione sui rischi e sulle misure di tutela. Tutti i lavoratori hanno il diritto di essere informati adeguatamente sulle misure messe in atto. E’ necessario che sia un processo bidirezionale; i datori di lavoro devono anche ascoltare i lavoratori, sia per recepire proposte, sia per garantire la tranquillità a tutti. E’ giusto preoccuparsi. Preoccuparsi significa occuparsene prima. Quindi vuol dire prevenzione.
2) Corretta informazione. La corretta informazione porta a risultati se non si minimizzano (o ancor peggio si negano …) i rischi. Un corollario è che si operi in modo coerente con quanto comunicato;
3) Luoghi a rischio. Le mense/refettori, gli spogliatoi, i bagni, sono luoghi critici che devono essere gestiti correttamente e sanificati regolarmente.
4) Mense e refettettori. Occorre scaglionare gli accessi per garantire il mantenimento delle distanze di sicurezza tra le persone. In molte situazioni sarà necessario che l'azienda preveda tempi (moderatamente) più lunghi per i pasti, per evitare affollamento nelle code. Deve essere garantita la ventilazione naturale; tendenzialmente le finestre devono restare aperte. Se gli accessi sono scaglionati, occorre sanificare anche tra i turni di accesso. All’uscita lavaggio delle mani per 1 minuto, anche solo con sapone.
5) Servizi igienici. In relazione alle caratteristiche dei locali, deve essere regolato l’accesso per evitare contatti o vigilanza stretta tra persone. Sanificazione periodica durante la giornata. Garantire la ventilazione naturale con il mantenimento delle finestre
6) Spogliatoi. Le dimensioni degli spogliatoi sono sempre limitate e non garantiscono il mantenimento di condizioni idonee alla prevenzione del contagio da Coronavirus. Non si possono quindi mantenere le modalità di accesso abituali. Occorre scaglionare l’accesso sia in entrata, sia in uscita. Deve essere ottimizzata la ventilazione naturale con il mantenimento delle finestre sempre aperte. Sanificazione periodica
7) Zone fumatori. Le zone fumatori chiuse, con ventilazione artificiale (e riciclo dell’aria) devono essere chiuse. O non si fuma, o, fuori norma, si fuma all'aperto.
8) Reparti produttivi. Quasi sempre negli ambienti produttivi (industriali, ma anche artigianali) le distanze tra lavoratori sono elevate. Il rischio di esposizione si può avere nelle interazioni ravvicinate. Tra lavoratori. Di solito è possibile mantenere distanze superiori a 2 metri ed evitare contatti fisici. Quando ciò non è possibile servono i DPI (mascherine FFP2, guanti.). Occorre che organizzazione del lavoro e stili individuali garantiscano l’effettivo uso dei DPI. In caso di contatti accidentali, è bene lavarsi con acqua e sapone. Può essere una cautela superflua, ma è un picciolo sforzo che è opportuno fare.
9) Per alcune mansioni possono aversi frequenti interazioni tra persone con distanze inferiori ai 2 metri. Questi lavori devono essere riprogettati (non dimenticando le esigenze di sicurezza abituali). I soli DPI (mascherine FFP2, Guanti) garantiscono la protezione dei lavoratori, ma da sempre sono noti i limiti dell’uso dei DPI, la cui efficacia effettiva è condizionata da molti fattori.
10) Magazzini. Valgono le considerazioni fatte per gli ambienti produttivi.
11) Cosa fare se c’è un lavoratore positivo. Ovviamente non è sufficiente sanificare. Se è possibile ricostruire i contatti “stretti”del lavoratore nell'ambiente di lavoro, solo queste presone dovranno essere in isolamento cautelativo. Nel caso non sia possibile ricostruire i contatti, valutate le condizioni di lavoro, è necessario allargare il numero di soggetti da porre in isolamento..
12) Non idonei da Coronavirus: la non idoneità alla mansione deriva dalle caratteristiche della mansione e dalla condizioni del lavoratore. E’ necessario il medico competente; sono rilevanti le condizioni di salute della persona ed eventualmente l’età. Occorre ance considerare eventuali famigliari conviventi con patologie rilevanti.

Carlo PROIETTI



sabato 4 maggio 2019

Morti sul lavoro e flessibilità

Bisogna riconoscere a chi continua ad impegnarsi a contare i morti sul lavoro e a denunciare i singoli casi, il merito di essere riusciti ad ottenere un po' di attenzione da parte di Radio, TV. Meno, direi, da parte dei giornali.

E dobbiamo prevedere che a fine 2019 i morti per infortuni lavorativi saranno oltre 1.200, circa il triplo del numero degli omicidi.
Quindi, chi vuole "garantire la sicurezza degli italiani" avrebbe un tema prioritario a cui dedicarsi. Ma non solo la sicurezza e la salute sul lavoro non sono più un tema centrale nella nostra società, ma  il lavoro stesso è un tema trascurato. Non perché non se ne parli, ma perché si parla di come "creare" lavoro, ma non di come il lavoro debba essere.
Allora bisogna entrare nel merito.
Per farlo dobbiamo in primo luogo dirci che anche un solo morto sul lavoro è un morto di troppo, ma dobbiamo anche capire che ogni morto in meno è un passo avanti.
Nel 1962 i morti sul lavoro erano 4.200; e questo numero non considera i dipendenti dello Stato, parte dell'agricoltura e i morti su strada (che peraltro all'epoca si può ragionevolmente ritenere che fossero meno)
Oggi le morti per infortunio sul lavoro per il 50% avvengono sul luogo di lavoro e per il 50% avvengono su strada. Queste ultime sono costituite dagli "infortuni stradali" cioè dagli infortuni che avvengono mentre si usa un mezzo di trasporto per lavoro (dagli autisti,fattorini ai manutentori che si recano in una fabbrica o gli edili che raggiungono un cantiere) e dagli "infortuni in itinere", quelli che avvengono mentre ci si reca al lavoro o si torna a casa.
Quindi dobbiamo in primo luogo essere coscienti che in Italia oggi si muore sul lavoro molto meno che in passato.
E questo grazie a molti fattori a partire dalle lotte operaie del 1969 ed al rifiuto della monetizzazione del rischio.  All'impegno della politica degli anni '70 (chi si ricorda o chi sa cosa erano le "Unità di Base"?). All'attenzione di molti delegati sindacali.

domenica 16 settembre 2018

Trattato di Maastricht, sinistra italiana e populisti


Trattato di Maastricht, sinistra  italiana e populisti

Il "Trattato di Maastricht", o "Trattato sull'Unione europea " è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi, dai dodici Paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione Europea. Il Trattato fissa le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l'ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione ed è entrato in vigore il 1º novembre 1993. Comprende(va) 252 articoli nuovi, 17 protocolli e 31 dichiarazioni. 

Tra le altre cose era definito il percorso verso la moneta unica europea, l'Euro, che prevedeva che ciascun Paese avrebbe dovuto rispettare cinque parametri di convergenza:
-        Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
-        Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
-        Tasso d'inflazione non superiore dell'1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
-        Tasso d'interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
-        Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale.
L'Italia ed il Belgio furono esentati dal rispetto del rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60%, altrimenti non sussistevano le condizioni per farli aderire alla moneta unica europea.

mercoledì 12 settembre 2018

Aperture domenicali, luoghi comuni ed ambiente

Con chiusure domenicali, ho detto la mia sulle aperture dei negozi e centri commerciali. 
Le aperture domenicali, devono essere considerate nella peggiore/migliore delle ipotesi (dipende dai punti di vista...) come un servizio pubblico necessario. Ed allora debbono essere trattate e gestite come servizio pubblico. 
Ma i tifosi delle aperture domenicali, buone in quanto "moderne" e la modernità è progresso (sic...) non pensano neppure di dover riflettere sulle obiezioni che vengono poste e così liquidano il tema delle aperture domenicali con una serie di luoghi comuni e similitudini non pertinenti.
Ma poi, che c'entra il mondo mal messo con le aperture domenicali?
Vediamo:
1) Alla domenica e nei giorni festivi lavorano molte persone nei servizi pubblici essenziali: sanità, polizia, vigili del fuoco, ecc.
E' assolutamente vero! E' assolutamente vero! anch'io per un discreto periodo ho lavorato la domenica, i festivi e le notti. Ma che queste attività debbano essere condotte in modo continuativo è una cosa ovvia, più che "facilmente comprensibile". Fa parte di di questi lavori. Può non fare piacere, ma lo si accetta, perché "logico".
Non perché qualcuno ha deciso che adesso bisogna farlo.
Ma si può fare anche una osservazione in aggiunta. Oggi, molto del malessere che si trova tra i lavoratori della sanità è causato dal fatto che per contratto si era stati assunti - se infermieri - intorno ai 22 anni e si faceva conto di andare in pensione verso i 42 o 47 anni. Un lungo, lunghissimo periodo di turni notturni e festivi. Ma finiva. Oggi hanno cambiato le regole e si deve continuare così 20 anni in più. In pratica tutta la vita. Hanno cambiato le regole e le persone non sono più contente.

martedì 11 settembre 2018

Chiusure domenicali

Per togliere un po' di pathos, io sono per la chiusura dei Centri Commerciali.
Ma andiamo con ordine, altrimenti è solo uno slogan.

1) Ma quale visione abbiamo di una città? 
Senza risalire a tempi storici, le città erano fatte di quartieri. Un quartiere era il luogo dove le persone vivevano, andavano a scuola, facevano la spesa, lavoravano, giocavano, incontravano amici e facevano conoscenze, si divertivano, facevano sport. E quant'altro volete immaginare o meglio ricordare.

2) Come sono le città ed i quartieri oggi?
Se escludiamo le zone centrali i quartieri sono luoghi dove si va a dormire. Il lavoro il più delle volte è lontano; per i meno sfortunati a 4-5 km di distanza, per altri a decine di chilometri di distanza. I bambini ed i ragazzi vanno perciò a scuola in macchina, sovente accompagnati dai nonni. Le aree gioco ci sono, ma sovente sono troppo strutturate e così si va in luoghi appositi , a pagamento, per fare sport (e quando porti un bambino sovente ti spiegano che "ma più che altro li facciamo giocare. sono piccoli .....". I luoghi per incontrare amici e fare conoscenza sono pochi. Spesso si va fuori quartiere. I "diversamente giovani" si trovano a casa. I negozi sono sempre meno ed andrebbero tutelati come i panda. La causa, non unica, ma più rilevanti sono i centri commerciali.

giovedì 16 agosto 2018

Mario Valpreda, partecipazione e catastrofi annunciate


Volevo ripubblicare il post su Mario Valpreda, ma come sempre sono in ritardo.
Poi, con gli eventi di questi giorni, mi pare utile aggiungere due considerazioni in coda

Il Servizio pubblico
A fine luglio del 2013 è morto Mario Valpreda, che è stato assessore alla salute del Piemonte fino al marzo 2007, quando un ictus lo ha costretto a rinunciare al suo impegno professionale, sociale e politico.
Chi lo ha conosciuto negli ultimi 30 anni in realtà lo ricorda più come responsabile regionale dei servizi veterinari, con la sua straordinaria capacità ed impulso allo sviluppo del controllo della filiera alimentare. E poi come responsabile regionale dei servizi di prevenzione e quindi come direttore generale della sanità.
Se il Piemonte è stato all'avanguardia per molti aspetti della prevenzione primaria, lo si deve in gran parte a Mario Valpreda.
Per quanto l'ho conosciuto non era certo persona da commemorazioni, per cui chi vuole saperne di più, può cercare informazioni su internet.
In quasi 30 anni di lavoro nei servizi pubblici ho avuto la fortuna di conoscere molte persone che si sono dedicate ( e si dedicano) al servizio pubblico con intensità e passione.
Ma se devo pensare a qualcuno che "incarni" il servizio pubblico" (nel senso pieno del termine) la prima persona che mi viene in mente è sempre Mario Valpreda.
Uno dei ricordi più lontani è nel 1987 a Savigliano, dopo che era intervenuto su non so più quale tematica,  chiacchierando con gli operatori dei servizi di prevenzione, non solo offriva la sua disponibilità, ma  dava risposte o "visioni" concrete ed utili.
E, quantomeno nel mondo della sicurezza e salute sul lavoro, ne abbiamo approfittato costantemente.
Anche con scontri epici, dove lui si incazzava perché non volevamo adottare le sue ipotesi di intervento per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Noi avevamo ragione nel non accettare le soluzioni proposte, lui aveva ragione nel pretendere modelli di intervento sulla base di progetti e programmi.
Ho sempre pensato che avesse il dubbio che le motivazioni relative alla complessità ed incertezza delle informazioni sui luoghi di lavoro  fossero "fuffa" messa lì per menare il can per l'aia. Ed obiettivamente chi ha assistito a riunioni dei responsabili SPreSAL piemontesi ha le sue ragioni per diffidare.
Ma, Mario Valpreda non era solo capace ad organizzare e fare molto, ma aveva anche una visione ampia dei problemi di salute e dei problemi di prevenzione. Tutti gli addetti alla prevenzione vedevano il rapporto tra ambiente e salute, lui spingeva a vedere come le scelte politiche determinassero ambiente e salute. E quindi occorreva che la prevenzione facesse vedere ai "politici" le ricadute delle loro scelte.
Chi ha voglia si può leggere la premessa "Una nuova politica per la salute" al Piano socio-sanitario regionale 2007- 2010"
Un ultimo tratto sul personaggio Mario Valpreda è collegato alla sua disponibilità.  Se gli telefonavi ti rispondeva sempre (anche se era evidentemente impegnatissimo) e se gli dicevi:
"Ho una questione di cui ti devo parlare"
La risposta era "Non c'è problema. Facciamo domani. Ti va bene alle 7?"
"Dove? l'Assessorato è chiuso"
 "Non c'è problema. io arrivo alle 6.30 apro e porto su la bici. Tu telefonami dal bar ed io scendo ad aprire!"                                  "


Quando ho letto le bozze del piano sanitario regionale di Mario Valpreda, la prevenzione occupava un posto rilevante.
La cosa che più mi colpì però fu una prospettiva che veniva inserita. 
Poteva essere un dettaglio, ma in realtà ridelineava il ruolo dei dipartimenti di prevenzione. In sostanza era posto al dipartimenti di prevenzione l'obiettivo di operare "sui" pubblici amministratori,per renderli coscienti che ogni intervento, oltre alle finalità che persegue, produce sempre anche degli effetti indesiderati.
Ed è indispensabile che le amministrazioni pubbliche acquisiscano questa cultura e sviluppino le capacità necessarie per prevedere "l'indesiderato".
In questi 10 anni la cultura dei Dipartimenti di Prevenzione, quantomeno in Piemonte, è degenerata. 
Nel mio piccolo ho provato ad applicare la prospettiva sopra delineata come consigliere comunale di Grugliasco e mi sono reso sempre più conto quanto si tratti di un nodo fondamentale .
Mi sono però anche reso conto che la coscienza degli "effetti indesiderati" non è tutto. anzi, sovente è sgradita.Per cui quando si sollevano perplessità a cui non si possono contrapporre obiezioni, la risposta è "La questione è posta importane, da soggetto magari autorevole, ma non è soggetto preposto a dare queste valutazioni", per cui si chiude lì e non se ne tiene conto.
Carlo
P.S.: la mia foto non vuole porre questioni di sicurezza del ponte. Evidenzia solo come si sia potuto concepire di far vivere persone sotto viadotti stradali. 
I problemi dell'Italia sono così seri che non si può pensare di affidarli agli urbanisti ed ai politici che prima hanno concepito cose come questa e poi sono restati indifferenti.
Ovviamente non non credo che la soluzione sia cambiare politici.
occorre che cambiamo mentalità e cambiamo la politica. 
Solo una seria rivalutazione della partecipazione, quella "concreta", dove ci si guarda negli occhi e si discute. Quella in cui le decisioni non sono state prese prima e si tratta di solo di ratificare.  

venerdì 22 giugno 2018

Aperture domenicali

L'apertura di negozi, supermercati, centri commerciali nei giorni festivi e di notte è un tema  ben più importante di quanto non appaia.
Tragi-comicamente nel centro sinistra e perfino in alcuni spicchi di sinistra, si parla delle aperture domenicali e notturne  con una superficialità concertante.
"C'è tanta gente che lavoro alla domenica", "E' una cosa moderna", "Sogno una città aperta 24 ore","E' così, ti piaccia o no!", e via scioccheggiando ... 
Anche tentativi di argomentare un po' più "pensati" come "Ci sono paesi dove è così da tempo" in realtà dimostrano scarsa riflessione. Ci sono grandi metropoli (non Paesi) dove le attività commerciali sono aperte 24 ore al giorno. Ma in altri paesi non è così. In Germania, salvo che nel centro di alcune grandi città, i negozi chiudono il sabato alle 16 o alle 17.

domenica 15 aprile 2018

Una nota sulla sicurezza sul lavoro

Nel ultimo post, Riparliamo di sicurezza sul lavoro. ho segnalato alcune criticità.
Tra l'altro ho anche citato l'annosa questione della richiesta di "più risorse agli ispettorati del lavoro", recentemente condita anche con la "concorrenza con le ASL".
Anche qualche amico sindacalista, quando gli chiedevo un parere sulle affermazioni fatte anche da leader sindacali, e gli spiegavo quale era l'assetto della vigilanza per la sicurezza sul lavoro, spazientito mi ha più o meno risposto
"Se dicono che servono risorse per la sicurezza sul lavoro per gli "Ispettorati del lavoro", vorrà dire che qualche competenza ce l'anno!"
Quando gli ho detto "Allora la prossima volta per un esposto vai all'Ispettorato e non venire allo SPreSAL" non ho più avuto risposta.

Ora, per evitare fraintendimenti, gli Ispettorati del Lavoro (che poi non si chiamano più così, ma non importa  ....) svolgono una funzione importantissima per chi lavora. E per molti il lavoro è diventato più difficile e frustrante non solo per come si è evoluto il mondo del lavoro, ma anche a causa di una legislazione quantomeno ipocrita.

lunedì 2 aprile 2018

Riparliamo di sicurezza sul lavoro

In questi giorni una serie di infortuni lavorativi mortali ha "richiamato l'attenzione" sul tema della sicurezza sul lavoro. 
Si sentono appelli a "più controlli"  a "più formazione professionaleoltre che a maledizioni rituali verso svariate categorie di soggetti.  
Ovviamente non sono mancati richiami a "più risorse agli ispettorati del lavoro", conditi questa volta dalla perla di un sindacalista di livello nazionale che ha parlato del problema della "concorrenza con le ASL".
Proviamo a fare un po' d'ordine....
Quasi tutti i drammi di questi giorni sono infortuni "da lavoro in ambienti confinati".
Esiste una normativa specifica alla luce della quale il datore di lavoro deve valutare i rischi ed adottare le misure di prevenzione o protezione (NdR: per la differenza tra prevenzione  protezione rimando ad altri post o alla letteratura scientifica) necessarie.  
Come per altri rischi si fa riferimento a misure tecniche, organizzative, procedurali, oltre che a DPI, informazione, formazione, addestramento, .... 
Fino a qui, tutto semplice, o quasi ...
Le riflessioni che seguono sono riferite in generale alla prevenzione degli infortuni lavorativi, o, più pragmaticamente, alla prevenzione degli infortuni gravi. Non è un modo per allontanarsi dallo specifico problema, ma un tentativo di semplificare ed inquadrare  il tema
  • Le misure che rientrano nelle categorie sopraindicate devono essere tra loro coordinate e devono "dialogare". Si può pensare che sia un requisito scontato, ma non è così. E tendenzialmente le aziende adempiono agli obblighi "efficientemente" sviluppando quanto dovuto mediante diversi canali produttivi. Purtroppo così facendo si perde in "efficacia".

domenica 18 marzo 2018

Apprendisti stregoni


Evviva!" comincia la XVIII Legislatura!

Domani, San Giuseppe, Si riunisce la Camera dei Deputati a Montecitorio
Martedì il Senato a Palazzo Madama.
A guastare la festa solo un piccolo inconveniente
La legge elettorale è così macchinosa che dopo 2 settimane non si riesce ancora ad assegnare 11 deputati.
Per il Senato, per intendersi quello che volevano abrogare, le cose vanno meglio. Non si riesce a nominare solo 1 senatore.
Rido per non piangere. Non credo che nessuno abbia mai immaginato di poter assistere ad una cosa simile.
Credo che sia segno di un degrado cui nessuno potrà porre rimedio senza traumi.
Spero che qualcuno denunci per "danno di immagine " al Paese gli autori di questo ennesimo pasticcio che fa sghignazzare l'Europa (sghignazzano sottovoce, perché bisogna stare attenti ai "populisti", ma sghignazzano).
La cosa triste è che partiti e media continueranno ad additare l'incompetenza dei "nuovi", incompetenza che in una certa misura sicuramente esiste, se non altro in quanto "inesperti".
Ma nessuno, penso, farà un seria autocritica (un'autocritica prima di un'uscita di scena definitiva) e nessuno chiederà scusa agli italiani.
Carlo

sabato 17 marzo 2018

Baruffe olimpiche

Non è che io ami particolarmente le Olimpiadi, ma in fin dei conti non riesco neppure a detestarle.
Ovvio le Olimpiadi mettono insieme business e gare, da una vita professionistiche ....., ma ...
sarà per una lontana immagine di Cassius Clay, peso massimo che saltellava sul ring, sarà per Abebe Bikila che vinse scalzo  la maratona di Roma. sarà per Tommie Smith sul palco del 200 metri a Città del Messico, ma non riesco ad essere contrario ai "giochi olimpici"....
Ma, ovviamente, detesto i lavori olimpici ed le sconcezze del business correlato 
Ma non riesco proprio a capire questa storia della candidatura di Torino per le Olimpiadi invernali del 2026 e tutte le baruffe correlate.
C'è chi si schiera contro le Olimpiadi dicendo più o meno che occorre inventare un nuovo tipo di eventi sportivi. Si accomodino.... 
A me ricorda tanto gli esercizi dialettici ("l'arrampicarsi sui vetri") con cui "a sinistra" si tentava di evitare alcuni nodi, invece che affrontali.

mercoledì 7 marzo 2018

Voglio il Proporzionale

Non so quale governo si farà. Ci sono ipotesi che mi piacciono di più, altre di meno. 
Ciò che deve essere evitato è un governo affidato ad un "tecnico" che  è l'ipotesi più pericolosa per il 99% degli italiani. Ma più volte proposta in questi 3 giorni.
Una cosa che sembra certa è che il prossimo governo dovrà occuparsi di fare una nuova legge elettorale.
Innanzi tutto desidererei vivamente che la prossima legge elettorale sia fatta dal Parlamento e non dal Governo.
In secondo luogo, credo che la scelta migliore in assoluto sia una legge elettorale rigorosamente proporzionale. Per intendersi come nella cosiddetta "Prima Repubblica". E senza soglie di sbarramento.
Se vi ricordate i fautori di un sistema maggioritario lo invocavano per dare la governabilità e per ridurre il numero di partiti.
Ha prodotto governi governi che sono durati di più (quasi sempre per legislatura) e parlamentari esteticamente più belli.. Il numero di partiti è rimasto sostanzialmente invariato, con un aumento del numero di gruppi parlamentari.
Il sistema proporzionale ha il vantaggio di evitare le trattative nascoste tra i partiti nella fase pre-elettorale portando i partiti a fare trattative post elettorali per realizzare un governo.
Ma, se ci pensate, in Italia (quasi) tutti si sentono a disagio a fronte di programmi quinquennali. 
Li viviamo (li vivete) più che come un percorso tracciato da seguire, come una limitazione della propria libertà futura. Se andiamo oltralpe (tedeschi ma non solo) i programmi a medio periodo danno sicurezza.
Nella prima repubblica i partiti trattavano e concordavano un programma di governo, che veniva realizzato in 10-14 mesi. Poi c'era una crisi di governo, una nuova trattativa ed un nuovo governo di durata analoga.
E' una buona soluzione? Beh, sicuramente è una soluzione migliore di quelle sperimentate nell'ultimo quarto di secolo, leggi che hanno solo peggiorato la situazione preesistente.
Ed intanto, speriamo di avere un governo che duri .....
Carlo