venerdì 6 gennaio 2017

Epidemie mediatiche

Da inizio dell'anno diversi amici e conoscenti mi hanno telefonato per chiedermi: 
"Sai dove posso andare a vaccinarmi?". 
Sottinteso: "Per la Meningite"
Sottinteso: "Tu che lavori in prevenzione ce l'avrai qualche canale privilegiato!"
Probabilmente la risposta migliore era: "In Toscana!". 
Invece, visto che si tratta di amici e che non fanno discorsi del tipo "Che schifo le ASL!", "E' uno scandalo! E questi sono pure in ferie!" ecc. ecc. ho provato a spiegare.

Quando qualcuno è preoccupato per un rischio per la salute, bisogna stare ad ascoltare e prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni espresse, anche quando a priori le si reputa infondate o addirittura irragionevoli. 
E' l'unico modo per capire quale sia la domanda e se si dispone di una risposta. Bisogna provare a mettesi nella prospettiva di chi è preoccupato.
Una volta, in ambito medico c'era un fastidiosissimo paternalismo. Il "Dottore" tranquillizzava dall'alto della sua Autorità. A volte negava tutto, anche l'evidenza. Altre no. In realtà non diceva nulla, salvo "Te lo dico io. Fidati!"
Oggi ascoltiamo affermazioni che sovente danno la sensazione di inaffidabilità. Probabilmente perché non sono parte di un colloquio e perché nascono come "affermazioni tranquillizzanti". E ancor peggio, qualcuno pensa di condirle con spocchia e arroganza. "Sono le reazioni tipiche di un Paese che non ha cultura scientifica. Neppure in ambito sanitario!"       
Comunque chi si trova a dover comunicare correttamente i rischi, ha un compito ingrato, considerato che giornali, tv ecc. continuano ad alimentare un epidemia mediatica. Eppure i giornalisti con poca fatica possono accedere a documenti ufficiali. Ma sembra quasi che non interessi. Ciò che interessa è lo scandalo (code davanti ASL chiuse) ed il colore.
Diciamo che questa epidemia mediatica un effetto positivo ce l'ha avuto! in questi giorni nessuno si preoccupa per possibili attentati ..  

"... ah, come dici? Cosa devi fare? Vuoi sapere se devi vaccinarti. NO!"
In ogni caso si può trovare documentazione per farsi un'idea.  
Sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità si trova documentazione. Il "Protocollo per la Sorveglianza nazionale delle malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo e delle meningiti batteriche in Italia"   riporta tra l'altro dati sulla incidenza ("frequenza") delle meningiti "B" e "C"
Chi vuole qualche dato in più può trovare i dati del periodo 1994-2006  e del periodo 2007-2010.
Viene anche spiegato che:
Fattori di rischio 
  • età: queste patologie colpiscono soprattutto i bambini sotto i 5 anni e altre fasce di età che variano a seconda del germe. Infatti le forme da meningococco interessano, oltre i bambini piccoli, anche gli adolescenti e i giovani adulti, mentre le meningiti da pneumococco colpiscono soprattutto i bambini e gli anziani. L’introduzione dei vaccini nel calendario vaccinale pediatrico e dell’adolescente (solo per il meningococco) stanno riducendo il numero dei casi in questa fascia di età
  • stagionalità: la malattia è più frequente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, anche se casi sporadici si verificano durante tutto l’anno
  • vita di comunità: le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come gli studenti nei dormitori universitari o le reclute, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco e di Haemophilus influenzae
  • fumo ed esposizione al fumo passivo
  • patologie: altre infezioni delle prime vie respiratorie o alcune immunodeficienze possono determinare un maggior rischio di malattia meningococcica. Immunodepressione, asplenia, insufficienza cardiaca, asma e l’Hiv sono invece un fattore di rischio per la malattia invasiva pneumococcica.
Vaccinazioni
"Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili vaccini polisaccaridici contro i sierogruppi A, C, Y e W 135, che però forniscono una protezione di breve durata ai soli soggetti di età maggiore di 2 anni, il vaccino coniugato contro il sierogruppo C (usato attualmente nei calendari vaccinali in Italia) e il vaccino coniugato contro i sierogruppi A, C, Y e W 135. È di recente introduzione (2014) sia nel mercato che nell'offerta vaccinale di alcune regioni un vaccino per prevenire le forme invasive da meningococco di sierogruppo B."
"In caso di focolai epidemici da meningococco C, le attuali raccomandazioni internazionali indicano l’opportunità di introduzione della vaccinazione su larga scala nell’area geografica interessata quando l’incidenza è superiore a 10 casi per 100.000 abitanti nell’arco di tre mesi."

 ... Carlo


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