martedì 20 dicembre 2016

Weihnachtsmarkt: Weinachtsstimmung e fondamentalismi nostrani e d'importazione


Sulla strage al Weihnachtsmarkt di Berlino, le Autorità e la Polizia tedesca hanno mantenuto un profilo prudente. Non strepitano, non urlano, raccolgono informazioni.
Forse, dobbiamo imparare qualcosa. 
Da noi sono immediatamente partiti i cori; da una parte i soliti tribuni che urlano, dall'altra commenti che hanno il sapore di un brodino allungato e riscaldato.
Se devo scegliere, non ho dubbio, scelgo i secondi.
Se provate ad ascoltare - è difficile - chi urla invettive contro l'Islam e/o contro gli islamici, ripete un ritornello sempre uguale, impermeabile alla realtà. Impermeabile ad ogni considerazione. Se poi non fosse stato un attentato, poco importa! Sarebbe potuto esserlo. Ed allora, i loro proclami sarebbero stati la "Verità".
Per altro verso, chi ripete la litania dell'integrazione, mi piace. Ma "non mi scalda". Sembra
una litania stanca. Se si scende dal palcoscenico ci sono molte meravigliose realtà che lavorano per l'integrazione, ma ho l'impressione che manchi qualcosa.
Chi sbraita contro Islam, islamici, profughi e migranti, parte da una constatazione, ne fa una teoria, e la estende acriticamente "a tutti". E così, mette nel mirino soprattutto persone che non c'entrano nulla.
E, francamente, penso che questo sia uno degli obiettivi di chi disegna la strategia del terrorismo ""islamista"".
A chi sbraita contro gli islamici, non interessa individuare i colpevoli, né tantomeno interessano le cause. Interessa additare un capro espiatorio. Insomma la vecchia tradizione di pece, piume e corda insaponata. Che, per intenderci, è quella che oggi ci ha portato a Trump.
Ma l'accoglienza, mi lascia perplesso. Intendiamoci, sono favorevole all'accoglienza. Ma non mi pare una categoria politica. Non mi pare una categoria sufficiente per affrontare un cambiamento epocale. Credo dovremmo riflettere sul futuro. 
Il meticciato, culturale e genetico è comunque nel nostro futuro. Non si tratta di decidere se ci piaccia oppure no. Si tratta di lavorarci su, affinché affinché il nostro futuro meticciato sia bello e positivo. Insomma, potranno essere arbusti incolti, che magari diventeranno belli indipendentemente dalla nostra volontà e dal nostro contributo, ma tra molto tempo, o potrà essere un giardino curato.
Per farlo non sarà sufficiente che lo voglia qualcuno. lo dovremo volere tutti. O quasi tutti.
Credo che le "persone normali" siano schiacciate tra almeno 2 fondamentalismi. Quello dichiarato che serve a reclutare frustrazione e dolore e quello mimetizzato che indica un nemico preconfezionato.

Da piccolo avevo la passione di costruire dighe sui ruscelli di montagna. Per quanti sassi io mettessi, l'acqua continuava a trovare la sua strada. I miei fratelli mi insegnarono che se volevo raggiungere un risultato, dovevo andare molto più a monte e deviare lì l'acqua.

Che ci piaccia o no, occorre agire su più fronti, se vogliamo che il futuro mondo meticcio sia

un giardino, magari disordinato, ma giardino e non una brughiera.
Per Natale (o se preferite per l'Anno Nuovo), regaliamoci qualche riflessione
Carlo

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