martedì 16 febbraio 2016

Trenopolitane



In Italia è tutto tremendamente faticoso.
Cambiare casa o lavoro, muoversi per la città, parcheggiare, pagare tasse e tributi, sistemare il bambino al nido o in scuola materna, capire quanti anni dovrai lavorare per avere la pensione, gestire un medico di medicina generale (medico di famiglia) che si fa i fatti suoi invece che i fatti tuoi. 
Devo continuare?
Questo succede un po' perché tutti invece che fare - con testa e cuore - quello che dovrebbero fare, preferiscono sfarfalleggiare su quello che dovrebbero fare altri.
Ed un po' perché l'impegnarsi e il fare politica sono cose incompatiìbili. Non per tutti, ma quasi
Nei mesi scorsi abbiamo sentito pontificare su inquinamento e
provvedimenti da adottare, ma è assolutamente chiaro che c'è il minimo interesse ad affrontare la questione.
Anche perché l'inquinamento non richiede (solo) provvedimenti di emergenza (per intendersi quelli che fa figo parlarne, tanto che non ci si interroga neppure sull'efficacia), ma richiede provvedimenti di lungo periodo
Ma le azioni di lungo periodo hanno alcuni difetti. 
    - Ci si deve dedicare per lungo periodo; e questo al politco medio non piace.
   - Sono settoriali, concreti. E questo è un guaio. Si deve infatti scendere dal mondo delle idee e degli ideali al mondo in cui le cose si realizzano. E questo è un po' grigio. Non vi pare?

Ma quando si parla di trasporti pubblici, si parla di inquinamento, di tempo di vita, di sicurezza. 
E se si guarda a quello che è successo a Torino negli ulimi 60 anni ci arrabbia proprio.
Torino era un modello di viabilità guardata con interesse da tutta Europa.  Non solo, Torino aveva una rete di trasporti intercomunali "su ferro" assolutamente rilevante e preziosa.
Politica e industria non hanno saputo fare di meglio che estirparla. Incompetenza o ideologia?




Intendiamoci, negli anni '50 e '60 in tutta Europa le linee ferroviarie intercomunali sono state abbandonate. non estirpate. Nel torinese si è pensato bene di costruire sulle linee per cancellare i tracciati. Ovviamente non su tutti i percorsi, ma quanto asta per renderli inutilizzabali. 
La rete era importante ed ora non cè più. Chi si ricorda che "DP" cioè "Democrazia Proletaria" gruppuscolo della sinistra rivoluzionaria ( ....) alle elezioni amministrative del 1979 presentò nel suo programma il progetto della "trenopolitana". Cos' era? Era la trasformazione della ferrovia dal San Luigi di Orbassano in metropolitana di superficie.

Che dire? In Italia i rivoluzionari hanno programmi molto meno che socialdemocratici. Ma il peggio è che nessuno pensa che siano da realizzare.
Viene quindi il dubbio che recuperare le line ferroviarie e trasformarle in metropolitane di superficie (per il poco che sarebbe ancora fattibile...) sia veramente rivoluzionario. In Italia. O forse è pericolosamente eversivo, come ci ricorda la vicenda della TAV. 
Auguri!
Carlo

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