domenica 16 settembre 2018

Trattato di Maastricht, sinistra italiana e populisti


Trattato di Maastricht, sinistra  italiana e populisti

Il "Trattato di Maastricht", o "Trattato sull'Unione europea " è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi, dai dodici Paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione Europea. Il Trattato fissa le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l'ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione ed è entrato in vigore il 1º novembre 1993. Comprende(va) 252 articoli nuovi, 17 protocolli e 31 dichiarazioni. 

Tra le altre cose era definito il percorso verso la moneta unica europea, l'Euro, che prevedeva che ciascun Paese avrebbe dovuto rispettare cinque parametri di convergenza:
-        Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
-        Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
-        Tasso d'inflazione non superiore dell'1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
-        Tasso d'interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
-        Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale.
L'Italia ed il Belgio furono esentati dal rispetto del rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60%, altrimenti non sussistevano le condizioni per farli aderire alla moneta unica europea.

mercoledì 12 settembre 2018

Aperture domenicali, luoghi comuni ed ambiente

Con chiusure domenicali, ho detto la mia sulle aperture dei negozi e centri commerciali. 
Le aperture domenicali, devono essere considerate nella peggiore/migliore delle ipotesi (dipende dai punti di vista...) come un servizio pubblico necessario. Ed allora debbono essere trattate e gestite come servizio pubblico. 
Ma i tifosi delle aperture domenicali, buone in quanto "moderne" e la modernità è progresso (sic...) non pensano neppure di dover riflettere sulle obiezioni che vengono poste e così liquidano il tema delle aperture domenicali con una serie di luoghi comuni e similitudini non pertinenti.
Ma poi, che c'entra il mondo mal messo con le aperture domenicali?
Vediamo:
1) Alla domenica e nei giorni festivi lavorano molte persone nei servizi pubblici essenziali: sanità, polizia, vigili del fuoco, ecc.
E' assolutamente vero! E' assolutamente vero! anch'io per un discreto periodo ho lavorato la domenica, i festivi e le notti. Ma che queste attività debbano essere condotte in modo continuativo è una cosa ovvia, più che "facilmente comprensibile". Fa parte di di questi lavori. Può non fare piacere, ma lo si accetta, perché "logico".
Non perché qualcuno ha deciso che adesso bisogna farlo.
Ma si può fare anche una osservazione in aggiunta. Oggi, molto del malessere che si trova tra i lavoratori della sanità è causato dal fatto che per contratto si era stati assunti - se infermieri - intorno ai 22 anni e si faceva conto di andare in pensione verso i 42 o 47 anni. Un lungo, lunghissimo periodo di turni notturni e festivi. Ma finiva. Oggi hanno cambiato le regole e si deve continuare così 20 anni in più. In pratica tutta la vita. Hanno cambiato le regole e le persone non sono più contente.

martedì 11 settembre 2018

Chiusure domenicali

Per togliere un po' di pathos, io sono per la chiusura dei Centri Commerciali.
Ma andiamo con ordine, altrimenti è solo uno slogan.

1) Ma quale visione abbiamo di una città? 
Senza risalire a tempi storici, le città erano fatte di quartieri. Un quartiere era il luogo dove le persone vivevano, andavano a scuola, facevano la spesa, lavoravano, giocavano, incontravano amici e facevano conoscenze, si divertivano, facevano sport. E quant'altro volete immaginare o meglio ricordare.

2) Come sono le città ed i quartieri oggi?
Se escludiamo le zone centrali i quartieri sono luoghi dove si va a dormire. Il lavoro il più delle volte è lontano; per i meno sfortunati a 4-5 km di distanza, per altri a decine di chilometri di distanza. I bambini ed i ragazzi vanno perciò a scuola in macchina, sovente accompagnati dai nonni. Le aree gioco ci sono, ma sovente sono troppo strutturate e così si va in luoghi appositi , a pagamento, per fare sport (e quando porti un bambino sovente ti spiegano che "ma più che altro li facciamo giocare. sono piccoli .....". I luoghi per incontrare amici e fare conoscenza sono pochi. Spesso si va fuori quartiere. I "diversamente giovani" si trovano a casa. I negozi sono sempre meno ed andrebbero tutelati come i panda. La causa, non unica, ma più rilevanti sono i centri commerciali.