domenica 8 gennaio 2017

Becero populismo sulla schiena degli infemieri

Oggi su La Repubblica è comparso un articolo  "L'Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false"   a firma di Marco Ruffolo.
"Nella sanità pubblica il 12% dei dipendenti esentato da alcune mansioni per le quali è stato assunto"
L'articolo è un minestrone in cui galleggiano luoghi comuni, demagogia, qualunquismo. Non si può entrare nel merito di un articolo che non indaga, ma sputa sentenze. Mi limito ad un aspetto che conosco "benino"....
L'articolista riesce a scrivere: "... il 12% dei dipendenti della sanità pubblica, circa 80 mila persone, per lo più donne - è riuscito a farsi riconoscere una serie di limitazioni alla propria idoneità lavorativa, con punte del 24% tra gli operatori socio-sanitari, seguiti dal 15% degli infermieri."  "La metà di quegli 80 mila - dice una ricerca a campione targata Cergas-Bocconi - ha diritto a non sollevare i pazienti e a non trasportare carichi troppo pesanti (un lavoro burocraticamente chiamato "movimentazione di carichi e pazienti")".
L'articolista, ad essere benevoli, dimostra di:

ignorare cosa sia il lavoro e cosa siano i rischi lavorativi. La "movimentazione manuale di carichi"  è un rischio ben noto le attività di assistenza ai pazienti erano note per gli elevatissimi livelli di rischio ben prima dell'adozione di metodi formalizzati per valutare il rischio;
Ignorare le più elementari conoscenze di fisiopatologia: ovviamente ciò è concesso, anche ad un giornalista. ma documentarsi è elementare.Spostare e sollevare pesi non è un problema muscolare. E un problema per le strutture tendinee ed articolari della colonna vertebrale ("Rachide") e della spalla. Con l'invecchiamento il collagene (che è il principale componente di tendini, e fasce tendinee) si altera e diventa più fragile. Questo avviene tra i 45 ed i 50 anni.
Ignorare le conseguenze dell'innalzamento dell'età lavorativa: se infermieri ed oss una volta andavano in pensione prima dei 45 anni, oggi lavorano fino oltre i 60 anni.E questo comporta crescenti problemi. Contrariamente a quanto perversamente pensa l'articolista, non sono i lavoratori che "riescono a farsi riconoscere una serie di limitazioni alla propria idoneità lavorativa".  E' il fisico che non regge. Ovviamente le persone non sono tutte uguali. Qualcuno "si rompe" prima, qualcuno "si rompe" dopo. E sicuramente esiste anche qualcuno che abusa. o ci prova. Ma spandere merda su un'intera categoria, è costume dei peggiori populisti della destra europea,   
Ignorare i più elementari principi della prevenzione: magari lo stesso articolista in qualche occasione si sarà scagliato con veemenza contro le morti bianche. ma farebbe meglio a stare zitto. I rischi lavorativi (e non solo questi) si affrontano con misure di prevenzione primaria di natura tecnica, organizzativa o procedurale. Per questa via il rischio si elimina o si riduce.
La sorveglianza sanitaria arriva dopo. Ed individua eventuali limitazioni e/o prescrizioni.
Un articolo serio, prima di sparare sui lavoratori, pardon, sulle lavoratrice, si chiederebbe "come mai ci sono così tante limitazioni dell'idoneità?". 
E quindi dovrebbe chiedersi quali siano gli effettivi livelli di esposizione a rischio da movimentazione  manuale di carichi (MMC) per infermieri e oss (ovviamente non sono uguali dappertutto ....). E subito dopo l'articolista avrebbe dovuto chiedersi. "Ma c'era qualcosa che si poteva fare per ridurre l'esposizione a rischio da MMC di infermieri e oss?"
E sì! perché se c'erano misure che ragionevolmente potevano ridurre l'esposizione a rischio a MMC di infermieri e oss, invece che additare i lavoratori, l'articolista doveva additare i dirigenti responsabili della mancata adozione di queste misure
E le misure, ci sono.
Carlo 

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