martedì 12 gennaio 2016

Biciclette



Pochi giorni fa un servizio sulla mobilità ciclistica a Copenhagen mi ha gettato nello sconforto.
Ma cosa ho fatto di male per vivere i un Paese dove la politica non riesce neppure ad immaginare di cambiare le cose in meglio? Intediamoci parlo di quei cambiamenti banali che non avrebbero trovato l'opposizione neppure della vecchia DC.
Sicuramente i giovani che cercano nella politica il posto fisso non possono risciare di immaginare un futuro migliore,  perché non possono rischiare di cadere in disgrazia.

Invece occorre pensare in grande. Sapendo che le cose importanti richiedono coerenza e perseveranza.
Ridurre l'inquinamento, dare più tempo libero alle persone, migliorare la qualità della vita sono il contenuto della politica in molti Paesi. Ma se lo dite a Buana, se vi va bene risponderà che ci sono posti dove va peggio!
Se vi va male decanterà i 18 km di ciclopiste di Grugliasco.
State tranquilli, non vi siete persi nulla; i 18 km di ciclopiste non esistono se non nelle parole di chi ci amministra, e che praticando Goebbels ripete le cose tante volte sperando di farle diventare vere.
Ma facciamo un passo indietro. Immaginate che a Torino circolino 50.000 persone al giorno in bicicletta.
Bella immagine, no?
Ma se volete una città differente, occorre che immaginiate una città in cui circolano in bici 500.000 persone. Impossibile? No, è possibile. Ma occorre mettere in atto azioni su tanti piani. E soprattutto non immaginare ciclopiste. Quantomeno come quelle di adesso.
Occorre immaginare trasporti differenti ed automezzi circolanti come eccezione.
Ovviamente servono anche mezzi pubblici e cambiamenti di abitudini e di cultura. 
Ma quando vedo la politica appellarsi alla buona volontà dei cittadini (tipo "abbassate il riscaldamento") ho tanto la senzazione che la politica attenda solo di poter dire che i cittadini non ci mettono la buona volontà. tanto per poter avere un alibi.
Il guaio è che i cittadini sono disposti a metterci  la buona volontà, quando vedono che la politica fa la sua parte
E così possiamo continuare a discutere, mentre in Belgio, ed adesso anche in Francia, ti pagano se vai a lavorare i bicicletta.

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