giovedì 5 settembre 2013

Mangiar sano e respirare inquinato?

Respirare sano mangiar male?
La stampa del 4 settembre sotto il titolo "Malati di aria avvelenata" presenta un'intervista a Paolo Vineis sullo studio "Exposomics". Paolo Vineis è un epidemiologo ambientale, oltre che esperto di bioetica e molte altre cose ancora.
Al di là dell'importanza dello studio che magari molti potrebbero considerare "scontato ed inutile" (ma da dove vengono le conoscenze  sulla nocività da amianto, inceneritori, industria chimica, .... ??) mi sembra che l'apertura dell'articolo 
"Nella lista degli interrogativi da insonnia c'è questo: a che servono le mille attenzioni per un'alimentazione sana e le giuste dosi di esercizio, se poi si è prigionieri di metropoli sempre più avvelenate?...."
sia estremamente significativa.
Negli anni '70 e fino a circa 30 anni fa, era patrimonio comune che la prevenzione primaria (= eliminazione o riduzione dell'esposizione a fattori di rischio)  fosse alla base del percorso per il miglioramento della salute. In particolare tutti avevano chiaro che occorreva agire sulle esposizioni
collettive, che tutti subivano indipendentemente dalla propria volontà. E che queste esposizioni sovente non erano distribuite equamente tra tutta la popolazione ma colpivano maggiormente  le persone più povere e/o con minore cultura.
Con i mefitici anni '80 (quelli del C.A.F. (e dei loro amici)) è stata sottolineata l'importanza di adottare stili di vita salubri: non fumare, non bere, mangiar sano, fare movimento, ecc. 
Con il tempo, l'idea di "prevenzione"  (= salute) è stata presentata solo come l'adozione di stili di vita salubri.
Sbagliato?
NO, è assolutamente giusto che gli stili di vita salubri aiutino non solo a non ammalarsi e vivere più a lungo (... in buona salute) ma anche a mantenere condizioni di benessere.
Ma ci sono state almeno due effetti collaterali, forse non indesiderati.
Il primo è che "Se ti ammali è colpa tua, che non conduci una vita salubre!"
Il secondo è che le esposizioni collettive (sostanzialmente inquinamento atmosferico, delle acque, del suolo, da agenti chimici, ma anche da agenti fisici) non sono più al centro dell'attenzione.
Quindi le due cose non sono necessariamente in contraddizione. Anzi!
Abbiamo diritto ad un ambiente non inquinato, e che quindi non ci faccia ammalare, ma è utile (se non necessario) seguire stili di vita salubri.
Per avere un ambiente non inquinato non è sufficiente "manifestare contro", ma occorre agire sulla cultura collettiva. Per fare questo non è mai utile enfatizzare i danni (i danni sono già abbastanza grandi da soli; occorre rifletterci su e rendersi conto che non si parla di numeri, ma di persone). Occorre riportare nella cultura collettiva l'idea che l'inquinamento non è un'inevitabile effetto indesiderato del "Progresso", e che quindi "visto che accettiamo i benefici....". E che c'è "progresso" e "Progresso". L''inquinamento è il frutto di un'"idea" di sviluppo finalizzata all'interesse di pochi a danno dell'interesse di tutti. 
Quindi l'inquinamento è una questione Politica.
Ma in realtà oggi è acquisito che anche gli stili di vita non sono solo un problema individuale. Il modo in cui sono fatti i quartieri (negozi, servizi, piazze trasformate in svincoli per il traffico, ciclopiste, alberi, giardini, spazi vuoti, impianti sportivi, ....) condiziona la nostra abitudine a fare attività fisica. L'attività fisica è quella cosa che si fa nella vita quotidiana, magari integrandola con sport o giochi divertenti.
Ma anche l'alimentazione è fortemente condizionata dagli orari di lavoro e dai modelli di refezione collettiva (per quanti di voi la cena è il pasto principale???)  
Mobilità, pendolarismo, flessibilità non sono cose sane. Possono essere cose necessarie, ma non sane. ed allora, torna in gioco la Politica. Per dare ordine ai valori e per aiutare ad andare nella giusta direzione
Carlo
P.S.1: c'è qualcuno che si sta sganasciando dalle risate. In realtà, la prima cosa da fare per realizzare "cose belle" è immaginarsele 
P.S.2: tanto per essere monotematici, pensate ai rifiuti ed alla raccolta differenziata. E' necessario che ciascuno si impegni nella raccolta differenziata. ma la raccolta differenziata da sola non risolverà mai il problema dei rifiuti. Occorre ridurli, riutilizzarli, riciclarli,  cambiare e poi eliminare la plastica. E se il cittadino deve fare il suo dovere (la raccolta differenziata) anche Stato, Regioni, Province, Comuni devono fare il loro dovere costruendo condizioni in cui i cittadini non vengano travolti dai rifiuti e dalla raccolta differenziata. 
Perché se la raccolta differenziata non funziona, c'è una responsabilità dei singoli, ma c'è certamente una responsabilità della Politica.
   




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