mercoledì 29 maggio 2013

Lo studio di sorveglianza sanitaria delle ASL e dell'ARPA non sarà in grado di dimostrare aumenti di diossine e PCB inferiori al 20%

Saranno spesi 2.200.00 di euro  a carico dei cittadini per permettere alla politica di dire "Non è dimostrato alcuna aumento di PCB e diossine nel sangue!" 
Il Comitato Locale di Controllo di oggi 29 maggio 2013 si è trascinato stancamente per un'ora e mezza. Erano presenti ASL e ARPA, ma il tempo è trascorso per illustrare lo studio dell'ISDE ("i medici per l'ambiente") volto a misurare i livelli di metalli pesanti nelle unghie di bambini, oggi e dopo l'accensione dell'inceneritore, con l'obiettivo di verificare le variazioni di accumulo e assorbimento nell'organismo.
Nei prossimi giorni dovremo sicuramente dedicare un po' di attenzione allo studio ed a come "la politica" ha affrontato questa iniziativa. Nulla di sostanzialmente nuovo rispetto a quanto vi ho raccontato con l'inarrestabile discesa delle PM10
Ma questa sera non intendo perdere tempo perché finalmente c'è una notizia!
L'Assessore all'ambiente di Rivalta, Gianna De Masi partendo dalla sua esperienza in consiglio provinciale sulla vicenda dell'Acciaieria Beltrame, ha posto alcune domande sul significato dello studio di sorveglianza sanitaria. Una in particolare. 
"Se lo studio consiste in analisi per determinare i livelli di diossine, PCB, e di vari metalli pesanti (NdR: oggi e tra 3 anni) in un campione di popolazione vicina all'inceneritore ed in un campione di popolazione residente in zone lontane, i dati dovranno essere analizzati statisticamente. Viste le dimensioni dei 2 gruppi, quale sarà l'aumento minimo che lo studio sarà in grado di cogliere?"
Se serve, rileggete. E' necessario avere capito bene la domanda!
La risposta (in sintesi) è stata: "lo studio è stato dimensionato in modo da cogliere un aumento che deve essere almeno del 20%". Questo perché per avere una maggiore potenza dimensione del campione cresce logaritmicamente e quindi servirebbe un campione molto più grande.
Avete capito bene. Con un aumento di diossine e PCB (negli organismi umani) inferiore al 20% in 3 anni lo studio risulterà negativo. Ed in tal caso la risposta sarà: "non è stato documentato alcun aumento".
Qualcuno proverà anche a dire che è stata documentata l'assenza di aumento. L'asserzione sarebbe completamente priva di fondamento scientifico (basta cimentarsi con la logica per capire l'errore), ma il fatto è che così saranno riusciti a far passare 3 anni (pardon 4 anni, visto che occorrerà un anno per le analisi finali) usando uno studio scientifico come arma di distrazione di massa.
Ed avranno speso due milioni e duecentomila euro (2.200.000). Anzi li avrà spesi TRM. Quindi saranno soldi che pagheremo tutti con la bolletta dei rifiuti.
Qualcuno cogliendo il problema ha provato a sostenere che quelle che saranno misurate sono variazioni minime, ecc. ecc.. Badate bene. Non è un problema di tecnici. Già in passate riunioni del CLdC qualcuno ha provato a dire che occorreva confrontarsi con i limiti della conoscenza e della scienza. Hanno costruito uno studio che, non ho ragione di dubitare, sarà avanzatissimo.
Ma la domanda è: i Sindaci o i loro rappresentanti, hanno colto? A nessuno viene il dubbio che spendere 2.200.000 euro per uno studio sicuramente interessante dal punto di vista scientifico, ma che non risponde in modo adeguato alla domanda di salute della popolazione, non sia opportuno? 
O forse a qualcuno va bene così? Spendiamo i soldi, tanto li pagano i cittadini con la tariffa rifiuti e manco se ne accorgono, e così riusciamo a dire che va tutto bene, che non c'è un aumento di esposizione.
Un aumento inferiore al 20% di diossine e PCB non mi sembra possa essere classificato come una variazione irrilevante. In 3 anni si avrebbe un aumento pari al 20% di quanto accumulato nell'organismo in decenni di vita (semplifico per rendermi comprensibile e attendo una severa reprimenda).
Questa spesa non può essere risparmiata. Deve essere risparmiata. O quantomeno occorre un momento di riflessione in cui i Consigli Comunali della zona discutano a fondo. Magari con la presenza dei tecnici. 
Spendere oltre 2 milioni di euro per avere una "non risposta" mi sembra indegno
Che si faccia lo studio scientifico. A me pare un cosa ottima. Ma lo si sganci da un quadro politico che cerca nella scienza stampelle per supportare scelte non sostenibili sul piano politico. Lo si finanzi con i normali canali di finanziamento per la prevenzione. E lo si faccia competere per il finanziamento con le attività ordinarie di prevenzione primaria che stanno morendo in tutto il Piemonte, per carenza di fondi.

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