mercoledì 15 maggio 2013

L'inarrestabile discesa delle PM 10 torinesi

Un aneddoto su come la politica cerca di usare i dati su ambiente e salute  
I titoli de La Stampa del 3 maggio 2013 possono aiutarci a comprendere alcuni problemi che abbiamo in Italia quando si parla di inquinamento ambientale.
"Ora l'aria è più pulita. Polveri sottili diminuite del 30%", "L'ARPA: quest' inverno meno sforamenti dei PM10"  è lo squillante titolo a pagina 46. E sotto una fotografia, ripresa dalla collina, con la Mole  immersa in una foschia grigia ed un camino che fuma, troviamo scritto "Miglioramento costante".
Nel articolo, si tenta di attribuire ai divieti di circolazione ed ai limiti di velocità il miglioramento della qualità dell'aria, ma, ahimè, emerge anche che il maggior uso dei mezzi pubblici è dovuto alla crisi e che "la chiusura di molti stabilimenti, certamente ha fatto la sua parte". 
NdR: per chi non è un appassionato della materia, ricordo che recenti indagini hanno descritto una riduzione del 34% del traffico a livello italiano e non c'è motivo per credere che a Torino, dove la crisi colpisce con particolare intensità, il dato sia inferiore.
L'articolo ci dice anche  "In linea con l'Europa. Resta da capire che cosa è successo nel resto d'Italia, ma per una volta sembriamo più vicini all'Europa e ai limiti fissati dall'Unione europea"
Ma, poi scopriamo che nel 2013 gli sforamenti della soglia di 50 microgrammi/metro cubo di PM 10 nel periodo gennaio marzo sono stati 46 contro i 55 del 2012 e che da ottobre a marzo sono stati 95 invece che 128. (L'Europa ne ammette 35 .....).
E che nell'inverno 2012 la concentrazione media di PM 10 era di 82 microgrammi al metro  cubo, mentre nel 2013 è scesa a 57 microgrammi, e che per norma europea, il limite da non superare è 50 microgrammi al metro cubo. 
Tutto corretto, non si dicono falsità, .... solo che si induce in errore chi legge, perché se parliamo di valori medi si deve considerare, eventualmente, il  valore limite annuo di  40 microgrammi/metro cubo.
In altri termini, l'articolo dice che siamo lontanissimi dai livelli indicati dall'unione europea e che l'inquinamento di questo inverno è  minore, "grazie" alla crisi economica. Alla questa seconda parte dell'informazione ci arriva chiunque, spontaneamente, senza aiuti. Ma l'"informazione" ci spinge a guardare in un'altra direzione. Magari per incensare provvedimenti dell'amministrazione comunale di Torino, tanto belli, quanto limitati.

Ed allora, perché mi interessa questo caso?  Si tratta di piccolo esempio di come vengano utilizzate dalla politica e dai "media" i dati tecnico scientifici.
Qualcuno pensa che l'Italia (o il mondo) sia piena di tecnici che si occupano di ambiente e di danni alla salute pronti a falsificare le analisi per compiacere la politica (una volta si sarebbe detto "il Potere"). 
Anche se non possiamo escludere che qualche losco soggetto sia annidiato tra i tecnici ambientali ed i medici che si occupano di prevenzione primaria, è certo che questo sia uno scenario adatto per fare un bel film, ma non a comprendere la realtà. 
La realtà è che, non solo la maggioranza di queste persone (tutti fino a prova contraria) lavora onestamente, ma lo fa per scelta e con grande passione. Magari rinunciando a lavori ben più remunerativi.
E allora dov'è il problema?
Il problema è che la politica ha costruito regole tali per cui in certi ambiti i tecnici si debbono occupare della produzione di informazioni scientifiche (di dati), ma  non devono interpretarle. E soprattutto si devono tenere separate le informazioni di ambiti differenti. Altrimenti si comincerebbe a ragionare ed a capire. E questo non va bene. Perché poi qualcuno potrebbe pretendere di far valere la propria opinione.
Le informazioni devono essere prodotte dai "tecnici" (igienisti industriali, ambientali, chimici, epidemiologi, ecc.) e devono essere date alla politica che le interpreta.
Chi ha assistito al Comitato Locale di Controllo sull'inceneritore del Gerbido dello scorso 13 febbraio, si ricorda della reazione scomposta della Faienza - presidente del CLdC - quando la dottoressa Bena, medico epidemiologo, coordinatore del progetto di sorveglianza sanitaria sull'inceneritore, ha detto che i risultati del progetto sarebbero stati pubblicati (anche) su un sito autonomo, a maggiore garanzia (per la popolazione) dell'indipendenza dello studio.
Urla e strepiti."Ma dottoressa, lei si rende conto che sta parlando a dei Sindaci !?" "Già altre volte dei dati sono stati interpretati da persone esterne, sicuramente competenti, ma quella non era l'interpretazione ufficiale!" (non sono in  grado di riportare testualmente la seconda frase, ma il concetto era quello e le parole erano sostanzialmente quelle)
La giovane età e l'inesperienza di Erica Faienza l'hanno portata a dire pubblicamente cose che si discutono tra "amministratori", non in pubblico. Il problema è proprio questo. La politica vuole il monopolio dell'informazione sui dati relativi agli effetti sull'ambiente e sulla salute determinati dalle proprie (della politica) scelte.
Trattandosi di un' "interpretazione", la politica ricorre di solito ad uno sciamano, che abitualmente è rappresentato da un presunto tecnico, che di solito è un politico piazzato al vertice di una qualche Organizzazione / Ente / Agenzia competente per la materia. 
Così come una volta il capo tribù, per gestire il potere si avvaleva dello stregone che faceva previsioni interpretando il volo degli uccelli o le viscere degli animali sacrificati, oggi  certa politica vuole avvalersi di analisi scientifiche (chimico analitiche, epidemiologiche, ecc.) fatte da tecnici, ma interpretate dai propri sciamani. E se il tecnico (quello vero) interpreta, comincia la campagna di denigrazione e si tenta di espellerlo dal suo ruolo.

Per questo aspetto oggi ci fermiamo qui!
Ma, se l'articolo citato è un esempio di come politica ed informazione usano le informazioni su ambiente (e salute) sempre il 3 maggio a pagina 56 troviamo un'altra chicca.
Alla Cascina Roccafranca, in via Gaidano, "Il Parco tematico non si farà. Hanno vinto i cittadini". Si tratta della proposta di un parco tematico sui rifiuti, proposta che era stata osteggiata da molte persone di buon senso. 
Ma come si giunge questa vittoria dei cittadini? Semplice, l'assessore all'ambiente di Torino, Lavolta, considerato che non si ci sono i soldi per il piano di sorveglianza sanitaria ha "accettato" le richieste dei cittadini ed ha stabilito che i soldi, in origine destinati al parco tematico, serviranno per il piano di sorveglianza sanitaria. Ma questi soldi, non doveva metterli TRM? Verificheremo.
Intanto i cittadini possono consolarsi.Non sarà realizzato un parco tematico che rischiava, ancor prima di essere vandalizzato, rischiava di essere stucchevole. 
Ma come forse avrete già intuito, i soldi serviranno per un progetto che non serve a migliorare l'ambiente e la salute, ma che più pragmaticamente servirà a far passare il tempo.
La prossima puntata parliamo di questo?

Nessun commento:

Posta un commento